Il mio non può essere un compitino 6 vero e proprio perché, ora dico purtroppo, l’8 Aprile quando c’è stato il seminario ero a lezione. Ma, nei giorni e nelle settimane successive, scuriosando sul blog del prof e su quello dei ragazzi di medicina che conosco mi sono incuriosita… leggevo commenti entusiasti, allegri, briosi e mi sono detta “Mi sa proprio che qui mi sono persa qualcosa di interessante…”. Ma poi il tempo passa, si devo studiare, mille impegni e abbandono l’argomento. L’altro giorno aspettando il treno alla stazione sento due ragazzi parlare dei clown che avevano fatto irruzione durante il seminario e così mi è ritornato in mente il tutto. Sono andata a rileggere i post dei ragazzi di medicina, questa volta leggendoli “davvero”: mi si è aperto un mondo… In particolare mi sono rimasti impressi alcuni (non so se posso fare riferimenti…boh io uno lo metto qui. ma ce ne sono altri), che mi hanno quasi commosso. No, non sto esagerando… è stato bello riuscire a leggere finalmente nei miei coetanei un impegno profondo, non quell’infatuazione momentanea ma un proponimento serio per quello che si preannuncia un cammino lungo e difficile. E’ stato bello leggere come alcuni abbiano scelto il futuro mestiere di medico con cognizione di causa, spinti da quel desiderio che DEVE animare il medico: la voglia di aiutare, di instaurare rapporti umani con le persone/pazienti (e chi se non chi cura le ferite del corpo e della mente deve avere un’alta empatia??) partendo dal presupposto che un sorriso strappato a una persona sofferente o le lacrime di gioia di chi ha ricevuto una sparanza, un appiglio a cui aggrapparsi nei giorni più neri della malattia , sono in realtà il più grande guadagno che un dottore possa ricevere e di cui fare tesoro. Sono stata felice di vedere i miei “compagni” armati di così bei sentimenti perché penso che nel mondo di oggi persone così, nel loro piccolo coraggiose, capaci di farsi carico delle sofferenze altrui, ce ne sia veramente bisogno. Rimpiango davvero di non aver partecipato al seminario,se non altro per arricchire il mio bagaglio di esperienze personali… Spero solo che i miei futuri colleghi medici fra molto tempo, abbrutiti dagli anni e dalle esperienze negative sul lavoro e nella vita, inaridendosi, non considerino solo i casi clinici che gli si propongono davanti, ma che rispolverino queste fantastiche emozioni che all’inizio li hanno sostenuti e motivati, per riuscire sempre a portare avanti il loro compito con gioia e serenità.