Davvero bello l’intervento di de Bernard a proposito della figura del docente universitario in campo medico, del suo rappoto con gli studenti, nonché sulle linee guida che la figura sanitaria in corso di formazione dovrebbe seguire. Già il titolo “I have a dream”, frase rappresentativa di un epoca, immette nell’atmosfera che poi pervade tutto il brano: un’atmosfera serena, propositiva e costruttiva. Ma, in particolare, alcuni punti mi sono sembrati significativi: per prima cosa credo che de Bernard si sia fatto portavoce di un’esigenza, se così vogliamo chiamarla, che tutti gli studenti hanno incontrato, ovvero questo bisogno di sentirsi “ispirati” e incoraggiati verso la materia dai propri insegnanti. Ho trovato questo argomento particolarmente vicino alla mie esperienza da studentessa, peccato che io non sia mai riuscita a esporlo in modo così chiaro, pulito, senza tuttavia muovere una critica aspra al corpo docente ma tant’è… Altro punto su cui vorrei porre l’accento è senza dubbio questo: la figura medica, più di ogni altra come ben spiega l’autore viene a trovarsi in contatto con una sfera particolarmente personale e intima delle persone, quella del dolore…e come può esercitare bene la sua professione chi è spinto solo dall’idea del “prestigio” di appartenere alla casta medica o ancor peggio le ipotesi di guadagno ( l’idea di lucro sul dolore altrui è veramente orripilante…)??? Proposta (irrealizzabile): perché non facciamo leggere l’ultima parte del brano unitamente a quei “compitini 6″ che mi hanno tanto entusiasmato (e di cui ho già parlato) prima del test di ingresso per le professioni sanitarie? Magari così le persone un pò incerte sul loro futuro possono o esserne motivati e intraprendere questa strada con il giusto passo oppure capire che non è il mondo e la vita adatta a loro e dedicarsi a qualcosa di più produttivo, non togliendo un posto a chi ha veramente la voglia di aiutare gli altri.
Giugno 9, 2008 alle 1:09 pm
mi sembra davvero un’ottima idea …